SUMMER SEA KAYAK EXPEDITION

L'isola Eubea (Evia) è la seconda isola greca e la prima del Mar Egeo.
E' talmente vicina alla costa da essere sovente considerata una penisola, e noi spesso la definiamo affettuosamente "l'isola che non c'è".
Tuttavia, se consideriamo il suo perimetro di oltre 600 Km, i forti venti che la spazzano e le correnti di marea, tanto da rendere a volte impossibile alle navi di risalire il canale per raggiungere il porto interno, rappresenta un'ottima prova sia per l'attrezzatura impiegata che per rispolverare la nostra attitudine, collaudata a Creta, di viaggiare in compagnia costante dell'imperatore Meltemi...
Sarà un impegnativo e divertente viaggio a tre...
Tatiana e Mauro


mercoledì 28 agosto 2013

La fine di un viaggio...

Ecco, adesso è davvero finito!


domenica 25 agosto 2013

I numeri del viaggio


33 giorni di viaggio
32 giorni di navigazione
1 giorno di riposo (dopo la traversata di ritorno da Skiros)
726 km pagaiati
7 km la tappa più corta
49 km la tappa più lunga
4 isole diverse su cui abbiam montato il campo
3 nuove frasi imparate in greco
2 birre + 1 tsipouro son meglio di una pillola di cortisone per la sciatica di Mauro!
5 birre + 11 tsipouro bevuti durante la serata trascorsa in taverna col Riva centauro!
1 nuovo modo sperimentato con successo per fissare la tenda nel vento forte...
2 tartarughe marine avvistate ma nessuna foca monaca
150 ricci di mare ed una busta piena di preziosissimi ritrovamenti
2 palette rosse
5 formine colorate
2 coppie di corna di capra cri-cri
3 inviti dai locali per colazione, pranzo e cena
4 caffè, 2 ouzo e svariate fette di melone ricevuti come benvenuto negli sbarchi 
Tante taverne, troppe per ricordarle tutte!
3 piantine grasse
21 ore di traghetto all'andata + 23 ore al ritorno (compreso il fuso orario)
8 ore d'autostrada, quasi tutte a passo d'uomo, sia all'andata che al ritorno
1 batteria nuova di zecca
2 kg di peso persi a testa
1 carico di emozioni
Moltissimi bei ricordi...
1 viaggio bello, impegnativo e davvero divertente: indimenticabile!

venerdì 23 agosto 2013

Chalkida - Nea Artakis (9 km)


Finito, adesso è davvero finito: il nostro bel viaggio intorno all'Eubea si è concluso oggi, con una manciata di chilometri e qualche inattesa emozione!
A differenza di tutti gli altri giorni, stamattina abbiamo puntato la sveglia, per smontare il campo di buon'ora e per non intralciare oltre lo scivolo di alaggio della locale scuola di vela.
Siamo saliti in kayak puntuali alle dieci per goderci dall'acqua l'affascinante fenomeno dell'acqua pazza, 'crazy water' la chiamano gli isolani, perché pare che abbia fatto impazzire persino Aristotele: ogni sei ore il Mar Egeo entra nell'imbuto creato dallo stretto di Chalkida e tra quelle due rive così vicine diventa un fiume in piena.
L'abbiamo osservato tutta sera, ieri, emozionati come bambini quando, aperto il ponte in ferro, son passati in quel pertugio navi cargo, motoscafi e barche a vela... subito dopo la stanca di marea, durata pochi minuti, l'acqua ha preso a ribollire in gorghi sempre più grandi, trascinando con se le povere meduse che nulla potevamo contro quella corrente sempre più impetuosa, tanto che persino i gozzi a motore dei pescatori notturni faticavano a risalirla.
Stamane abbiamo diligentemente atteso la marea crescente per uscire senza sforzi dallo stretto con la corrente a favore, sospinti verso Nord dall'acqua pazza.
Nell'attesa ci siamo goduti ancora una volta lo spettacolo delle meduse sospinte di qua e di là dalla corrente: sembrava di essere affacciati su un acquario, perché intorno al pozzetto del kayak, in quella mezz'ora in cui li abbiamo tenuti ormeggiati sotto il molo vicino allo stretto, si saranno radunate centinaia di meduse, quelle grandi con la cappella ad occhio di bue e quelle minuscole con i filamenti iridescenti come le vecchie lampadine con la resistenza interna. Sono state il nostro perfetto indicatore del cambio di marea. Avrò scattato decine di foto, mentre Ferro mi canzonava perché somigliavo al pifferaio magico delle acque...
Poi il Meltemi, usciti dallo stretto, ci ha rivolto un ultimo saluto, che noi sappiamo essere soltanto un arrivederci: ci ha accompagnato per le ultime due ore di pagaiata, facendoci sudare anche gli ultimissimi chilometri, soffiando in direzione contraria fin dentro il porticciolo di Nea Artakis, lo stesso dal quale siamo partiti non ci ricordiamo più quando...
Sbarchiamo che è ancora bassa marea, festeggiamo in taverna con i nostri piatti preferiti e quand'è il momento di caricare i kayak sull'auto scopriamo che la batteria non ne vuole sapere di andare: si sarà sentita trascurata, dopo tanti giorni passati da sola!
Gli operai del vicino cantiere ci offrono di fare ponte con una piccola ruspa e con i cavi che Mauro ha sempre in macchina: così festeggiamo ancora una volta con due caffè frappe'!
La signora del bar si ricorda di noi e ci fa un bel regalo: un cavalluccio marino dalla sua sterminata collezione.
Nel pomeriggio cerchiamo e troviamo una batteria nuova, facciamo acquisti per noi e per gli amici e ce ne torniamo un po' mesti verso Patrasso, lungo un'autostrada ad una sola carreggiata in cui la corsia di emergenza viene da tutti usata come corsia di cortesia...
Fatichiamo un poco a trovare un luogo adatto dove trascorrere la nostra ultima notte in Grecia ma ora stiamo montando la tenda su un piccolo belvedere affacciato sullo stretto di Corinto.
Domani saliamo sul traghetto per Ancona e domenica sera arriviamo a casa: il viaggio in kayak è davvero terminato e questa vacanza volge ormai al termine...

Check-in/OK messaggio dal Tatiyak SPOT Localizzatore SPOT Personal Tracker

Tatiyak SPOT
Latitudine:38.51279
Longitudine:23.63552
Posizione GPS Data/Ora:08/23/2013 12:27:00 CEST

Messaggio:Stiamo bene e il viaggio prosegue come programmato...

Fai clic sul seguente collegamento per vedere dove mi trovo.
http://fms.ws/DXOrL/38.51279N/23.63552E

Se il link sopra non funziona , provate questo link:
http://maps.google.com/maps?f=q&hl=en&geocode=&q=38.51279,23.63552&ll=38.51279,23.63552&ie=UTF8&z=12&om=1

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giovedì 22 agosto 2013

Amarynthos - Eretria (9km) + Eretria - Chalkida (23 km)

La cosa peggiore che può capitare in kayak non è il mare grosso, il vento forte o il cattivo tempo. Neppure rimanere senza niente da mangiare...
La cosa peggiore di un viaggio in kayak è sentirsi male.
Emicrania, nausea e febbre: forse un'intossicazione alimentare, per la poetica legge del contrappasso!
A Mauro provoca una leggera indisposizione, per non tradire la sua fama di 'uomo di ferro', a me, invece, mi atterra - letteralmente - per una notte ed un giorno interi. Resto sveglia ad 'arravogliarmi' nel sacco a pelo fino all'alba e dormo tutto il giorno seguente, sempre sepolta sotto strati multipli di indumenti perché continuo ad avere un freddo polare anche col sole cocente di mezzogiorno.
Solo la breve pagaiata pomeridiana mi aiuta, perché il kayak, si sa, cura ogni male!
Le mie budella intorcinate ci permettono appena di superare il porto di Eretria, scansando di un soffio i traghetti Giano-bifronte che fanno la spola con la terraferma.
Il campo in città è sempre un'incognita, il nostro è stato un vero incubo: ci ritroviamo tra la strada litoranea, un campo di pallone illuminato a giorno con una partita in corso e tifo da stadio annesso, un parcheggio occupato da quattro motrici di tir che a turno accendono i motori per rinfrescare le cabine ed una discoteca a cielo aperto che manda a tutto volume musica greca con arrangiamento 'storpiatutto'... quando è partito 'Zorba il greco' versione tekno ci è quasi venuto da piangere!
Unica consolazione gli eucaliptus intorno alla tenda, con quel loro profumo delicato ed il fruscio lieve anche quando il vento rinforzava.
Stamattina il cielo è coperto e non vediamo l'ora di raggiungere Chalkida.
Pagaiamo lungo un litorale anonimo tra centinaia di meduse greche di dimensioni smisurate, alcune grandi quanto il pozzetto, mai viste così gigantesche!
Il Meltemi non molla un solo momento e ci costringe a risalire controvento tutto il canale interno fino al ponte grande, nessuna campata ma due piloni coi tiranti come una miniatura del ponte di Brooklyn.
Perdiamo però la possibilità di passare anche oltre il ponte piccolo di Chalkida, in ferro e retrattile: è largo appena 40 metri e nelle giornate di massima escursione, come queste con la luna piena, la corrente raggiunge anche i 7 nodi.
Assordati dal traffico cittadino, stiamo divorando due gustosi pita-giros (intossicazione passata e dimenticata, mamma stai tranquilla!!!) per controllare l'inversione di marea e decidere a che ora riprendere il viaggio domattina... per l'ultimissimo tratto, ma non potevamo certo rinunciare ad un'altra notte in campeggio libero, stavolta nel cuore del porticciolo turistico della capitale dell'isola, tanto per tornare lentamente alla civiltà.
Il viaggio non è ancora finito!